Cronaca di lotte di classe nel nostro paese

 

 

 

Carrefour licenzia 62 lavoratori via whatsapp

 

Silvio Messinetti, CROTONE, 18.10.2019, “Il Manifesto”

 

Crotone. I dipendenti sono stati avvisati, tramite il messaggio social al direttore, mentre erano stati messi in ferie in attesa di avviare le procedure per il licenziamento collettivo a causa della crisi dell’azienda

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Durante la notte ha prima tagliato l’energia elettrica nel supermercato poi forse la stessa manina ha provveduto ad inviare la nota di licenziamento via whatsapp. E così Carrefour ha messo sulla strada 62 lavoratori a Crotone. Con un semplice e sprezzante messaggino.

Incurante dell’etica aziendale visto che l’informalità e rapidità di tal mezzo mal si coniugano con il contenuto di una comunicazione di licenziamento, che deve essere trasmessa con il massimo rispetto della dignità e sensibilità di chi la riceve, anche per le ricadute sul piano personale, familiare e sociale che tale evento provoca nella vita di un lavoratore.

E quel che si chiedeva ieri mattina Luana Violi, cinquant’anni, all’ingresso del supermercato sulla Jonica durante il sit-in organizzato dai lavoratori: «Cosa diremo domani ai nostri figli? Che il sig. Perri (il proprietario della catena in Calabria, ndr) ci ha licenziati con un messaggio sul telefonino? Siamo 62 padri di famiglia, alcuni dei quali pieni di debiti, abbiamo dato tutto per questa azienda e veniamo trattati come carne da macello. Noi lotteremo finché potremo ma temo che sia una partita già persa. A questo genere di imprenditori non interessa il nostro dolore e la nostra sofferenza. Questa è una grande macchia per Crotone, una città già morta che oggi i padroni hanno sotterrato».

Siamo, dunque, al culmine di una situazione di crisi che va avanti da un anno durante il quale al punto vendita di Crotone veniva inviata sempre meno merce. In questi mesi il negozio, che pure è sempre stato molto frequentato, si è svuotato richiamando sempre meno clientela. I lavoratori lamentano una scarsa attenzione dell’imprenditore che «non è venuto a trovarci neanche un giorno».

I dipendenti sono stati avvisati, tramite il whatsapp al direttore, che erano stati messi in ferie in attesa che fossero avviate le procedure per il licenziamento collettivo a causa della crisi dell’azienda. Una crisi che, secondo i sindacati, «non si è voluta risolvere per l’indisponibilità di Perri di sedersi ad un tavolo di concertazione». Con la procedura di licenziamento non vengono prese in considerazione le possibilità di utilizzare ammortizzatori sociali per tenere aperto l’ipermercato.

È fallita anche la vendita alla società Apulia di Bari che dallo stesso Perri aveva già acquisito 13 dei 17 punti vendita in Calabria tra cui anche quello del noto centro commerciale Due Mari di Lamezia Terme.

Una situazione drammatica che riguarda tutto il sud come sottolinea Giuseppe Tiano, responsabile regionale Lavoro privato di Usb: «Le mirabolanti promesse di crescita occupazionale si stanno traducendo oggi in chiusure di migliaia di imprese piccole e grandi nel Mezzogiorno che non reggono la concorrenza, le nuove assunzioni nella Grande Distribuzione Organizzata sono rimaste lettera morta e si sono tradotte in aumento di carichi di lavoro degli occupati e già precarizzati lavoratori dei centri commerciali».

 

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«Da qui non ce ne andiamo, Whirlpool non è credibile»

 

Adriana Pollice, NAPOLI, 18.10.2019, “Il Manifesto”

 

La manifestazione dei lavoratori Whirlpool
 

La manifestazione dei lavoratori Whirlpool 

«Facciamo i turni al presidio, la fabbrica non la lasciamo mai, neppure di notte. Se l’azienda pensa di portare via i macchinari ha capito male. Da via Argine non esce niente»: Vittorio Del Piano lavora alla Whirlpool di Napoli, nella sede che la multinazionale Usa vuole cedere alla svizzera Prs a partire dal primo novembre. La Prs in due anni dovrebbe riconvertire la produzione dalle lavatrici ai container autorefrigeranti. Nessuno, a cominciare dal governo, giudica la start up elvetica affidabile.

«IN BASE AL PIANO ITALIA firmato a ottobre 2018 – spiega Antonio Accursio, segretario regionale Uilm – Whirlpool si impegnava a non licenziare fino al 31 dicembre 2020 in cambio delle agevolazioni concesse dal governo. Gli svizzeri evidentemente servono per fare il lavoro sporco. La storia del brevetto per i frigo l’abbiamo già vista: a Pignataro Maggiore, nel casertano, era la Siltal al posto di Lg. Progetto fallito». Se anche Prs dovesse fallire, il sito di via Argine tornerebbe nelle mani del colosso Usa, pronto per fruttare ancora ma privo di operai. «Siamo arrivati a realizzare in un anno solo 300mila pezzi perché l’azienda non ha trasferito le produzioni promesse – spiega Raffaele Romano -. Il piano prevedeva ulteriori 400mila unità da spostare su Napoli da altri siti, a cominciare da Comunanza. Il 31 maggio ci hanno detto che siamo in perdita e dobbiamo chiudere ma non sono credibili: prima ci porti le produzioni e poi verifichi se siamo in perdita. Se l’hai deciso in partenza o hai detto una bugia quando hai firmato il piano oppure hai sbagliato i prodotti».

Ieri a Napoli i lavoratori si sono mossi in corteo da piazza Municipio verso la sede della giunta regionale cantando Bella ciao. L’assessore alle Attività produttive ha promesso una seduta del consiglio. Il governatore ha messo sul tavolo fino a 20 milioni da investire a via Argine, che rientra nel perimetro delle Zone economiche speciali, ma ci vuole un piano industriale serio con un orizzonte temporale di 7 anni.

Whirlpool ripete che il mercato è in crisi a causa dei dazi e Napoli è in perdita di 20 milioni, senza dare dettagli. La Fiom ha pescato un’analisi della società GfK che racconta l’opposto: nel primo semestre del 2019 il mercato mondiale del settore Grande elettrodomestico è in crescita del 2,7%. Per il 2019 GfK prevede un fatturato di 182 miliardi di euro a livello mondiale, con una crescita del 2%. Segno più in Europa e anche in Italia (+ 1,9%). Il comparto del lavaggio fa segnare più 2%. «Il problema non è Napoli ma i modelli e le scelte Whirlpool», concludono gli operai.

A Siena tremano: non ci sono altri siti dell’azienda in Toscana e la fabbrica ha impianti più vecchi di Napoli. Paura anche a Comunanza, che avrebbe dovuto cedere le lavatrici per tenere le lavasciuga. L’azienda rifiuta di dire dove andrà la produzione di via Argine, il sospetto è che migri in Polonia e non nelle Marche. A Fabriano ieri hanno scioperato gli impiegati della sede centrale e gli operai di Melano: «Siamo solidali con i colleghi partenopei, non vogliamo che l’accordo 2018 sia smontato pezzo per pezzo. A Fabriano del resto continua il trasferimento di funzioni verso la Polonia».

IL SITO AFFARITALIANI ha trovato nel bilancio Whirlpool 2018 «un taglio di costi fissi strutturali per almeno 50 milioni di dollari nell’area Emea», quella dell’Italia, nonostante si fosse impegnata a investire in tutti i siti italiani. «Non abbiamo mai considerato credibile che una multinazionale possa radicalmente cambiare il piano industriale in pochi mesi. L’azienda era consapevole che con la chiusura di un sito non avrebbe avuto i sostegni ottenuti con l’accordo» spiega Francesca Re David, segretaria generale della Fiom. «Devono aver pensato che fosse più semplice liberarsi di via Argine – dice Rosario Rappa, segretario Fiom Napoli -. Andremo avanti fino alla fine mettendo in campo tutte le iniziative possibili per difendere lo stabilimento che è proprietà della Whirlpool ma anche dei lavoratori e di chi lo ha finanziato. Non permetteremo che esca neanche uno spillo».